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Davide Balestri

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Angel Magicwrote:
Photobucket">Have a nice day ok xxxxx
Oct. 5
Blackheartwrote:
Un saluto romano e ti invito nel mio blog!! A NOI!!
Oct. 4
Davidewrote:
Complimenti per il blog molto interessante,passami a trovare quando vuoi vorrei sapere la tua..
Ciao alla prossima forza e onere.
Apr. 18
hdgwrote:
forza e coraggio
xxx
Mar. 8
Ricambio la visita volentieri! Bel blog, fatto bene e con immagini che nemmeno avevo ancora trovato in giro...
Raro trovare 1po' d gente con idee simili alle nostre in Romagna, cmq io qui faccio la figura del moderato! XD
Complimenti ancora x il sito. Farò pubblicità.
Mar. 1

Benito Baloth

L'anima dell'Italiano
January 16

Mishima: "Il sapore della gloria"

Dal libro di Yukio Mishima "Il sapore della gloria" ho preso un capitolo in cui si trova qualcosa di particolare...

La ricerca di un destino diverso da quello degli altri, come Mishima ha voluto, in un Giappone occidentalizzato e mediocrizzato.

 

Cap. IV

 

Separatosi da Fusako, che si recava in ufficio, Ryuji era tornato sulla nave con l'intenzione di rimanervi fino a quando, alla chiusura del negozio, si sarebbero rivisti; ma poi non aveva trovato modo migliore di passare il tempo che correndo in tassì attraverso la città deserta ed e infuocata dal sole di piena estate, fin sulla collina di Yamatemachi, nello stesso parco della sera innanzi.

A quell'ora canicolare, c'erano pochi passanti. L'acqua, che sgorgava da una fontanella, amcchiava di scuro le pietre sottostanti, le cicale frinivano sui cedri sostenuti da pertiche di legno fresco, e il porto  si stendeva con i suoi cupi rumori davanti a Ryuji: un paesaggio caratteristico che egli colorì con i ricordi della sera precedente.

La sua mente procedette con lo stesso ordine. Ripetendo più volte quanto era avvenuto, tornò ad assaporarlo. Togliendosi dall'angolo della bocca con le unghie un pezzetto di carta calda e secca della sigaretta, senza neppure asciugarsi il sudore, Ryuji ci ripensò un'ennesima volta. "Come sono stato impacciato nel parlare, ieri sera!"

Il suo modo d'intendere la gloria e la morte, le ambizioni e lo sconforto nascosti nel suo petto robusto, il grande oscuro sentimento di cui era piena l'onda marina che l'aveva investito: di tutto ciò nulla aveva detto a quella donna. Ogni volta che era sul punto di parlare nè dei momenti in cui si convinceva d'essere lui stesso un uomo senza speranza, nè di quelli, quando - influenzato da qualcosa di meraviglioso, come il tramonto acceso di Manila - sentiva d'essere un eletto del destino, diverso da tutti gli altri.

Si ricordò anche che Fusako gli aveva domandato perché non si fosse sposato. Sorridendo ambiguamente aveva risposto:

«E chi si unisce con un uomo di mare?!»

Avrebbe voluto rispondere ben altro. "Tutti i miei amici hanno già due o tre figli. Rileggono decine di volte le lettere che ricevono da casa; lettere in cui i bambini disegnano la casa, il sole, i fiori... Sono uomini che hanno gettato via la loro buona occasione. Io non ho fatto nulla, ma ho sempre vissuto sicuro d'essere un vero uomo. Vuole sapere perché? Da vero uomo, quando riecheggerà il corno chiaro e solitario che apre le tenebre, e le spesse nuvole gravide di luce si abbasseranno e la voce lontana e acuta della gloria chiamerà il mio nome, con un calcio alle coperte del letto dovrò andare, libero e solo... Per oltre trent'anni ci ho sempre pensato."

Ma non lo disse, anche perché era sicuro che una donna non l'avrebbe capito. Non disse che fra se stesso e la donna impareggiabile che avrebbe incontrato una sola volta, c'era la morte e che entrambi, ignorandolo, fatalmente si sarebbero amati; non parlò di questo suo dolcissimo modo di pensare, di questa sua concezione ideale dell'amore che gli si era sviluppata nella mente senza neanche lui sapesse come. Quel sogno patetico derivava probabilmente dall'esagerazione di certe canzoni in voga. Tuttavia, a poco a poco, s'era come solidificato nella sua mente: il buio sentimento del mare, il grido delle ondate che giungono dal lontano orizzonte, l'onda che monta, monta, e si frange, l'oscura forza dell'alta marea che insegue tenace... con tutto ciò s'era intrecciato e fuso il suo sogno.

Colei che gli stava davanti era certo la donna che cercava: ma non fu capace di dirlo.

Non l'aveva mai detto a nessuno, ma nei suoi sogni grandiosi era lui stesso l'uomo per eccellenza e la sua donna era l'essenza della femminilità: si sarebbero incontrati per caso, provenienti dai limiti del mondo e la morte li avrebbe uniti. Sarebbe stato un amore ben lontano da quello falso dei marinai e dai miserevoli addii al suono del gong e alla luce delle candele. Il loro amore sarebbe stato l'unico, avrebbe raggiunto il fondo degli abissi del cuore dove nessuno era mai giunto...

Ma di questi folli pensieri non aveva saputo parlare a Fusako. Invece disse: «Nei lunghi viaggi, quando faccio capolino in cucina, il verde delle foglie che appena si vede intorno alle rape mi riempie l'animo di una curiosa sensazione, mi fa fremere».

«Credo di capire» rispose Fusako.

Le sue parole traboccano del piacere tutto femminile della consolazione.

Ryuji prese il suo ventaglio per scacciarle le mosche intorno ai piedi. I fanali delle navi alla fonda si accendevano e si spegnevano; proprio sotto di loro si allungavano le luci bene allineate dei depositi portuali.

Ryuji avrebbe voluto parlare di quella passione che afferra gli uomini per la gola, li spinge e li incalza senza timore della morte fino agli estremi limiti della terra, ma fece schioccare la lingua, contrariato per avere parlato, invece, della sua vuota esistenza.

Dopo la morte della madre era stato allevato insieme alla sorella minore dal padre che, pur cagionevole, aveva tenacemente lavorato per mantenerlo agli studi. Era cresciuto sano e robusto. La casa era stata bruciata dai bombardamenti e la sorella era morta di vaiolo verso la fine della guerra. Subito dopo essersi diplomato all'Istituto Nautico, quando ancora non aveva raggiunto la completa indipendenza economica, improvvisamente il padre era morto.

Della vita sulla terra, Ryuji non ricordava che miserie, malattie, morte, distruzioni. E dalla terra si era svincolato... Era la prima volta che parlava a lungo di tutto ciò con una donna.

Accennando alle sue disgrazie, con un angolo della mente andava all'attuale conto in banca e non sapeva nascondere un'aria trionfante un poco inutile. Ma questa era un'altra espressione della sua vanità.

Ryuji pensava di parlare del mare in questo modo:"L'avere custodito gelosamente l'idea di un amore appassionato fino a morirne, lo devo al mare. Il mare che circonda noi marinai sempre chiusi in una nave di ferro, somiglia  fin troppo alle donne con le increspature, le tempeste, i capricci, e certo anche le bellezze del suo seno sotto i riflessi del tramonto. Le navi che si muovono su di esso ne sono incessantemente respinte e tanta acqua non serve ad attenuare la sete. Circondati come siamo da tanti elementi naturali che fanno pensare alle donne, tanto più ci sentiamo allontanati dalla loro concreta realtà... Questa è la causa, lo capisco".

Ma invece di una spiegazione così minuziosa, ciò che gli uscì dalle labbra fu solo una strofa della solita canzone:«"E io, ormai uomo di mare, alle vie del porto che si allontana..." Non è buffo? Questa è la mia canzone preferita».

«Bella» fece Fusako e Ryuji pensò:"Questa donna vuole lusingare il mio amor proprio".

Evidentemente, Fusako udiva quella canzone per la prima volta, e tuttavia fingeva benevolmente che le fosse familiare. "Non comprende il senso struggente che sta in fondo a questa canzone in voga; non sa vedere nel mio cuore d'uomo: pazienza, anch'io vedrò di lei solo il suo corpo!".

In verità gli parve che non esistesse altro corpo così delicato e fragrante.

Fusako vestiva un nero kimono di seta aperto su una sottoveste scarlatta; alla vita un obi bianco di organza. Il viso bianco si stagliava nitido nell’incipiente crepuscolo. La sottoveste scarlatta si intravedeva attraente sotto il kimono. Era una creatura che riempiva perfino l’aria che circondava della sua morbidezza prettamente femminile. Una donna di lusso, d’una eleganza come Ryuji non aveva mai visto.

A ogni suo leggero movimento il riflesso delle luci lontane mutava, e nella sottoveste ora scarlatta, ora d’un viola cupo, nelle sue ombre profonde, le pieghe naturali di lei pareva respirassero livei. Il profumo misto di sudore che la brezza recava da quel corpo vicino pareva ripetere a Ryuji: “Muori! Muori! Muori!”. Le dita delicate avevano movimenti furtivi, riluttanti e Ryuji se le immaginò d’un tratto divenute lingue di fuoco.

Che bel naso, che bella bocca! Come un giocatore di scacchi fa la sua mossa dopo avere riflettuto a lungo, Ryuji disponeva di quella oscurità tratto dopo tratto, la bellezza di Fusako e l’ammirava.

Quegli occhi tremendamente freddi e imperturbabili, d’una freddezza che era solo estrema sensualità. Occhi che parevano esprimere indifferenza al mondo e, anche, una naturale disposizione al sacrificio… Quegli occhi lo avevano stregato dall’invito a pranzo del giorno prima e non l’avevano fatto dormire.

E che spalle provocanti! Scendevano dolcemente da un punto imprecisato del collo, come la linea morbida di un litorale e, data l’imponenza della loro struttura, la seta che ricopriva a un tratto vi scivolava rapida sopra, sembrava quasi cadere.

“Nello stringere quei seni, che peso fragrante s’abbandonerà nelle mie mani! Sento che tutto quel corpo m’appartiene. Un corpo leggero, pieno di una dolcezza tormentosa, qualcosa che è mio. Mi sento tremare di fronte a tanta dolcezza. Questo fremito trasmesso a lei, me la rivelerà fin dietro alle pupille come il vento che mostra il rovescio delle foglie.”

D’improvviso una sciocca idea gli venne in mente. Una volta il comandante gli aveva parlato di un fatto capitatogli a Venezia. La visita che aveva fatto a un piccolo ed elegante palazzo di marmo semiallagato.

Fu sul punto di parlare di quel “piccolo ed elegante palazzo semiallagato”.

«Mi dica ancora qualcosa» chiese Fusako.

Ryuji sapeva che a quelle parole avrebbe dovuto accostarsi alle sue labbra, senza dir nulla. Nell’ardente e vellutato muoversi di quella bocca, a ogni pressione, a ogni indugio, si sarebbero riversati da diversi angoli sottili mutamenti, il loro intimo ne sarebbe stato illuminato e sarebbe stato il principio di una lunga matassa di morbide dolcezze. Con le sue ruvide mani, Ryuji carezzò le spalle che fino a poco prima erano state il suo sogno, toccò qualcosa di più concreto d’un sogno.

Fusako abbassò le belle ciglia lunghe come un insetto che ripieghi le ali. Ryuji si sentì inebriato, felice fino all’incertezza. Il respiro che le saliva alle labbra e che aveva pensato venisse dal suo seno, gli parve ora giungere, caldo e profumato, dalla più profonda intimità del suo essere. E ciò che faceva bruciare quell’alito era evidentemente diverso da prima.

Come animali in una foresta che si urtano tra le fiamme di un incendio che li avvolge, si cercarono e, nervosi, s’urtarono maldestri. Le labbra di Fusako si fecero più liquide. Ryuji erapago di quella dolcezza, fino a morirne. Solo quando le fredde punte dei loro nasi si sfiorarono dovette finalmente rendersi conto, in modo non privo di umorismo, della concreta esistenza dei loro due corpi distinti. «Che ne direbbe di fermarsi da me stanotte? Quella è la mia casa» e Fusako additò le tegole di un tetto che si scorgeva al di là degli alberi, ai margini del parco. Ma quanto tempo era passato? Ryuji non lo ricordava.

Si alzarono e si guardarono alle spalle. Ryuji si calcò il berretto sul capo e posò una mano sulla spalla di lei.

Nel parco non c’era anima viva. La luce rossa e verde del faro illuminava vagamente la fontanella, le aiuole, la gradinata di pietra bianca. Come era solito fare, Ryuji guardò l’orologio da polso. La luce di un lampione gli mostrò le lancette che segnavano pochi minuti dopo le dieci. Al quarto di notte mancavano due ore.

December 29

LA CECITA’ EUROPEA SUL TERRORISMO DI STATO ISRAELIANO

LA CECITA’ EUROPEA SUL TERRORISMO DI STATO ISRAELIANO

 

Ancora una volta ci troviamo di fronte all’ennesima crisi mediorientale. Adesso che la polveriera palestinese è esplosa con le reazioni di Hamas, si vedono le conseguenze: ma cosa ci dovevamo aspettare? Era ovvio che il popolo palestinese non potesse sopportare più di tanto di rimanere confinato in quel lager autogestito! L’esercito israeliano blocca i viveri, controlla i rifornimenti idrici e l’elettricità, sottopone i gli abitanti di Gaza a continue vessazioni, dopo che nel 2006 Hamas venne riconosciuta democraticamente. Scrive Sara Roy dell’università di Harvard:

 

“Cibo, medicamenti, carburante, i ricambi per i sistemi di approvvigionamento idrico e per l’evacuazione delle acque nere, i fertilizzanti, i fogli di plastica, i telefoni, la carta, le scarpe non arrivano più in quantità sufficiente. Secondo Oxfam, in novembre sono stati autorizzati ad entrare a Gaza solo 137 camion di alimenti; una media di 4,6 camion al giorno da confrontare con i 123 camion al giorno di ottobre, e i 564 al giorno del dicembre 2005. I principali fornitori di cibo per Gaza sono l’UNRWA (l’agenzia ONU di soccorso ai rifugiati) e il WFP (World Food Program) che danno da mangiare a 750 mila abitanti di Gaza, ciò che necessita 15 camion al giorno. Tra il 5 e il 30 novembre, solo 23 camion hanno potuto entrare, ossia il 6% dell’alimentazione giornaliera. In novembre, l’UNRWA ha mancato di cibo per tre giorni, per cui, per ciascuno di questi giorni, 20 mila persone non hanno potuto ricevere la razione; il WFP ha incontrato gli stessi problemi (...). Per di più, il WFP deve pagare per mettere in magazzini israeliani gli alimenti che non possono essere introdotti a Gaza. Solo a novembre, questo gli è costato 215 mila dollari

 

Abbiamo capito bene? L’ONU paga Israele per gli alimenti che lo stato ebraico non fa entrare a Gaza, e tutto ciò viene TOLLERATO.

 

Hamas, autorità riconosciuta democraticamente, anziché perdere consensi, come pronosticavano i grandi strateghi dello stato ebraico, li ha aumentati! Lo testimonia la festa che ha tenuto in piazza qualche settimana fa con oltre 250.000 presenze. Ed allora Hamas ha ripreso a combattere, dal momento che gli abitanti di Gaza non possono continuare a mangiare erba: anche la Carta delle Nazioni Unite stabilisce che ad un popolo sia concesso ogni mezzo per liberarsi dall’occupante.

 

Ma, per l’individuo occidentale medio, Israele deve avere per forza ragione… Perché “Hamas ha violato la tregua” come ci dicono tutti i media e lo stesso ministro Frattini. O forse, come nei fatti è, Hamas non l’ha rinnovata, visto che lo stato ebraico non ne ha rispettato i termini, ovverosia non ha allentato il blocco. Solo una formalità? No, poiché è in questo che si capiscono le intenzioni dello stato ebraico. Israele voleva davvero la pace? E’ ormai evidente che aspettava solo il casus belli, cioè qualche razzetto capace di fare un buco nell’asfalto, per poter bombardare “gli edifici di Hamas”(Giornale Radio della RAI), o per meglio dire la popolazione palestinese.

A quanto è salito il bilancio di morti? Oltre le 280 vittime… e tra i 700 e gli 800 feriti.

 

Bisogna ricordarsi dell’inviato di RAI 3 che lo scorso primo maggio, quando Hamas propose la tregua, si espresse all’incirca con queste parole:

 

Il governo israeliano non è incline ad accettare la tregua proposta dai rappresentanti di Hamas. Infatti, secondo i generali dell’esercito israeliano, accettare questa tregua significherebbe ritardare l’invasione di Gaza prevista per quest’estate

 

Israele non vuole la pace, non l’ha mai voluta e non la vorrà poiché costituisce in sé uno stato razzista. Adesso si capisce con quale ipocrisia sfrutta il suo ruolo di “vittima storica”, grazie al quale può permettersi di accusare chiunque le alzi la voce contro.

Su di Israele sarebbe necessario un embargo, nonché l’impedimento a qualsiasi partecipazione ai programmi dell’Unione Europea con i paesi vicini.

 

Ma perché l’Europa non reagisce? Forse per il potere lobbistico di chi controlla banche(Goldman Sachs, Soros Foundation) e finanzia governi… Di chi, come la deputata Fiamma Nierenstein, è dentro formazioni di governo, non per servire il popolo del paese che l’ha eletto, ma Israele.

 

Siamo diventati servi dell’Agnello di Sion. Senza saperlo… O forse sì?

Una cosa è certa… Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere

 

Per quanto mi riguarda esprimo la mia solidarietà ad Hamas ed al popolo palestinese.

 

Davide Balestri

Fiamma Tricolore Cesenatico

October 31

LA VERITA' SUGLI SCONTRI DI PIAZZA NAVONA VIENE A GALLA!

Gli scontri più duri di Piazza Navona dell'altro ieri sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che e' venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco (giovani di destra). Lo ha detto il sottosegretario all'Interno, Francesco Nitto Palma, nell'informativa urgente del Governo alla Camera sugli scontri legati alle proteste contro la riforma Gelmini. Nitto Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c'erano un centinaio di persone del Blocco Studentesco, con un camioncino. ''E' usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona''. Prima dell'arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c'erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma ''l'interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente - ha sottolineato - il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti''. In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. ''Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati piu' volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia - ha proseguito Nitto Palma - avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l'intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi''. Nel frattempo, ha riferito, ''da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all'altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza''. Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, ''ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell'ordine hanno quindi separato i contendenti''.


Per complemento: eccovi tutti i link ai video della verità


http://it.youtube.com/watch?v=5wTeI_tatoY


http://it.youtube.com/watch?v=hFtUMqREeNY

http://www.matrix.mediaset.it/index.shtml


http://www.youtube.com/watch?v=huKyyU3anO0

September 05

Intolleranza - Impero

Alzati in volo e vola sulla terra
Un battito delle tue ali è vita amore e guerra
Sei viva una promessa tu occhio degli Dei
Avvolgi con le ali la terra il mare i cieli

Impero

Ti hanno scelto come simbolo gli uomini d’allora
Ti hanno scelto ma esistevi già prima dell’aurora
Ricordi i cavalieri sei tu sugli stendardi
Tra mille bei colori ancora li ricordi
Ricordi nei millenni dell’uomo i tempi belli
Ricordi il contadino all’ombra dei castelli

Impero

Certo che è cambiato ma il tempo non è niente
Gli uomini d’allora si troveranno sempre
Ne nasceranno ancora ne sono sempre nati
Non hanno l’armatura non hanno elmi piumati
Ma hanno te nel cuore e i cuori sono bandiere
E loro già combattono per le tue piume nere

Impero

E vola sulla terra tu simbolo di gioia
Esulta nel tuo cuore che batte con la storia
Tu ridi delle patrie ridi delle nazioni
Sei tu la sola patria e tu non hai confini
Uomini d’altre terre hanno te come bandiera
A renderci nemici non sarà certo una frontiera

Impero

Veloce come il vento nei cieli onnipresente
Già l’uomo ti dimentica non te ne importa niente
Non è lui che ti fa vivere sei eterna come l’aria
Tu ascolti solamente chi canta la tua gloria
Ascolti chi sereno combatte per vedere
Nel cielo d’occidente la sua aquila imperiale

Impero
August 18

Meditare...

Bellissima citazione di Maurizio Blondet:
 
La nuova religione ha le sue liturgie. Ogni radio ci impone, ogni mezz’ora, la litania dei listini di Borsa, che salgono e scendono... come  faceva il canto gregoriano, abolito dalla Chiesa per modernità. Nè la nuova religione con spiritualità-zero è più benevola della vecchia e vera, anzi esige i suoi sacrifici umani, sempre più. Ogni anno 4 mila morti in Italia per incidenti stradali, ed anche questo numero è in crescita trionfale, effetto della stupidità generale, della smemoratezza, della fuga dalle «regole» alla ricerca della propria felicità privata, e nessuno fiata. Al più si propongono  guard-rail più tosti, non più intelligenza, coscienza e senso della responsabilità, e meno telefonini al volante. Il traffico privato fa 40 mila morti in Europa ogni anno: una guerra. Ma se fosse la guerra, quei morti parrebbero intollerabili, folle di mamme in nero scenderebbero in piazza per fermare l’inutile strage; non si ammette che la patria chieda la vita ai giovani (la patria, come l’onore e la dignità, come la solidarietà di nazione e la gratuità, non sono entità economiche), ma si accetta che la esiga la discoteca, la cocaina, l’auto, la corsa di piacere, la «educazione» impartita dalla pubblicità. I morti in guerra sono un dolore pubblico, un tempo esigevano monumenti in ogni paese, perchè la loro memoria non sparisse dalla coscienza comune; i giovani morti in scontri frontali sono dolori privati, di cui la società non ha bisogno di occuparsi, colpiscono una famiglia qui e una là: ecco un’altra vincente privatizzazione.
 
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